Giovedì, 04 Giugno 2009 - 17:35 - 85 Letture
Interviste Babylonesi
Intervista con i Monochromatic System
Di Andrea Turetta
E’ il gennaio 2007 quando esce il primo demo dei Monochromatic System con il nome “Behind Enemy Lines”. I Monochromatic System continuano poi il loro percorso attraverso vari concorsi e concerti, incontrano Pasquale Gagliardi, produttore del loro primo disco e cosi nel Ottobre del 2008 iniziano le registrazioni presso lo studio “Sonus Studio” di Guido Torre. Il disco, è intitolato “Something To Die For” e contiene 9 tracce musicali. Il gruppo è composto da Federico Palladino – Voice, Emanuele Trevisant – Guitars, Antonio Maglio – Bass ed Angelo Izzo – Drums. Ecco l’intervista…
Per iniziare, ecco la classica domanda: come si sono formati i Monochromatic System?
Angelo Izzo: Ci siamo formati nella primavera del 2006, a partire da un’idea mia e di Emanuele Trevisant. Nella formazione eravamo solo noi due ed il nome era “Behind Enemy Lines”, solo successivamente cambiato in Monochromatic System.
Come per tutti i gruppi esso nasce per divertimento, poi progressivamente abbiamo iniziato a convogliare le idee in un progetto più serio.
Ci siamo allora messi alla ricerca di basso e voce fino a che, nell’autunno del 2006, abbiamo trovato gli altri due componenti (gli stessi di oggi). E così via…
E’ stato complicato trovare chi credesse nel vostro progetto musicale?
Angelo Izzo: Abbiamo conosciuto una persona di nome Pasquale Gagliardi che ci ha dato la possibilità di registrare, a spese sue, questo “Something To Die For” .
Inoltre lo stesso, che può essere a buon ragione considerato il nostro manager/produttore, sta finanziando anche la lavorazione del video di “War”.
E’ stato probabilmente il primo a credere in noi e ci auguriamo che un giorno sia possibile, in qualche modo, restituire quanto generosamente offertoci. Colgo l’occasione di ringraziare anche la Kick Agency e la Respira Records che stanno facendo tanto per la buona riuscita del nostro progetto : auguriamo loro un buon prosieguo di lavoro, sopratutto con noi. (ride)
Avete avuto modo di suonare in molti live suppongo. Quanto è utile per un gruppo il momento “Live”?
Angelo Izzo: FONDAMENTALE. Penso sia la cosa primaria per un gruppo avere una buona resa live e suonare il più possibile, sia perché rappresenta il miglior mezzo di promozione di cui una band può fruire, sia perché implica il contatto diretto con la gente, con le loro emozioni e sensazioni.
E poi non c’è niente di più bello ed emozionante di suonare li
Come vi sembra il panorama musicale italiano?
Antonio Maglio: Beh! Che dire… il panorama musicale italiano almeno quello che gira in tv e in radio per me è molto negativo. Musica fatta solo per guadagnare, musica che ormai ha perso lo spirito che aveva una volta cioè quello di esprimere le proprie idee. Probabilmente la musica di oggi, inespressiva e anemica rispecchia questa generazione priva di ideali, tuttavia non si può fare di tutta l’erba un fascio, da apprezzare sono anche tutte quelle band sia emergenti e non che trasmettono emozioni forti a noi giovani italiani. Per tutte le band emergenti italiane: “continuate così e spaccate tutto”.
Potete presentarci il vostro disco “Something to die for…”?
Federico Palladino: “Something to die for” è un album che esprime in modo molto nascosto i problemi del giorno d’oggi, essendo un concept album, esso rispecchia in ogni canzone uno stato di ansia e angoscia verso questo mondo, che per molti può sembrare giusto e per altri meno. Insomma parlando brevemente, questo disco cita un passaggio unico tra il personale e il sociale.
A proposito di dischi… pensate stiamo superando il momento difficile vissuto dalla discografia?
Emanuele Trevisant: Non credo proprio, ormai con capillare diffusione di internet e con la progettazione di nuovi e più potenti softweare per i DOWNLOAD, di qualsiasi file si tratti, si può comodamente scaricare da casa il disco che più ci piace senza il minimo dispendio di energie e di beni monetari. Ovviamente non voglio generalizzare la questione, ma le persone che acquistano cd originali sono davvero poche!!!
Credete vi sia anche un problema legato alla scarsa qualità dei dischi o magari alla ripetitività di ciò che viene proposto da tante bands?
Federico Palladino: Oggi molte label e case produttrici cercano il solito standard che vende al pubblico, c’è stato ad esempio, l’ondata negativa dell’indie rock, vedere una marea di gruppi con un’unica immagine (quella del ragazzo magro col vestiario a righe colorate), e con un unico suono uguale per tutti, quelle schitarrate prive di sound e a volte anche fastidiose all’ascolto, poi c’è stata l’ondata emo, che tutt’ora spopola, e che purtroppo crea un muro invalicabile davanti ai portoni delle label, bloccando ovviamente il passo a band capaci di poter sfondare grazie alla propria musica.
Una canzone può fare…?
Emanuele Trevisant: Una canzone può fare tanto… ritornando alla questione precedente ovvero: all’originalità e alla capacità di esprimere un sentimento, qui la canzone può toccare nel profondo dell’animo l’ascoltatore permettendogli di vivere indirettamente uno stato che lo stesso musicista ha vissuto, ponendo cosi le basi interattive che l’arte in teoria prefigge.
Cambia il modo di ascoltare musica. Una volta c’erano le radio e i dischi… oggi si parla di computer, I-pod, suonerie… come vivete questi cambiamenti epocali?
Antonio Maglio: Per fortuna hanno creato il computer e internet altrimenti oggi come oggi sarebbe stato difficilissimo ascoltare musica decente in radio, almeno con internet è semplice cercare e ascoltare la musica che si vuole e perché no mettere anche un bel pezzo come suoneria almeno quando si ricevono telefonate, in momenti un po’ particolari avere una bella canzone come suoneria non è una cattiva idea.
Per quando riguarda i dischi credo che i prezzi siano un po’ alti e questo spinge molta gente alla pirateria ma dopotutto la musica è cultura e quindi deve poter essere raggiunta da tutti e non credo che sia giusto che per ascoltare un disco si debba pagare un prezzo eccessivo.
Entrando nel sociale… pensate chi fa musica possa fare qualcosa per gli altri?
Antonio Maglio: La musica è sempre esistita, quindi qualcosa di importante ce l’ha.
La musica riesce a suscitare determinati sentimenti negli ascoltatori e riesce ad accomunare le persone.
Quindi chi fa musica ha un ruolo importante nell’ambito del sociale.